STORIA DEL DIABETE - Psiche e diabete (con la collaborazione di Anna Bruni)

Indice Storia

Già in un punto del papiro Ebers (di cui si è detto al capitolo 2) si legge: “L'arte e il mistero del medico che conosce il cammino del cuore".

Più specificamente, Thomas Willis, lo scopritore del diabete mellito nel 1674, scrive di "vari tormenti dello spirito e uno stato di irrequietudine poco prima che si producessero le abbondanti emissioni di urina" e che "le afflizioni, la malinconia protratta, la depressione favoriscono questa diatesi malsana ".

Sul finire dell'Ottocento, si infittiscono osservazioni consimili. Arnaldo Cantani, ad esempio, trova in 490 su 1100 diabetici "emozioni morali, dispiaceri, patemi d'animo, paure", quali precedenti delle classiche manifestazioni del diabete. 

Altrettanto frequenti sono le segnalazioni circa la "presenza di zucchero nelle urine di certi malati mentali": correlazione tosto riconosciuta come casuale, salvo che nella psicosi maniaco-depressiva, anche secondo più recenti ipotesi (Fig.1).

E' evidente la suggestione degli esperimenti di Claude Bernard (1857) e di una miriade di seguaci: comparsa di glicosuria dopo stimolazione per puntura del IV ventricolo ("puntura diabetica"), del nucleo del vago, del diencefalo, del talamo ottico, del ponte, dei peduncoli cerebrali e cerebellari e di molte altre aree del tronco cerebro-spinale. Del resto, la semplice contenzione dell'animale da esperimento sul tavolo operatorio aveva provocato glicosuria (1878). 

La connessione del soma con il fenomeno nervoso e psichico trova dunque una prima dimostrazione per mezzo di parametri sperimentali riproducibili. 

Fig.1 - Ipotesi teorica transazionale (a feed-back positivo) per lo studio della correlazione A (psicosi maniaco-depressiva) e B (diabete). (Da Cociglio e Coll., 1975
 
Nel 1914, Walter B. Cannon (1871-1945) (Fig.2) descrive la "reazione di emergenza", cioè la liberazione di adrenalina (e noradrenalina) per parte della midollare surrenale, con tutte le conseguenze derivanti dalla stimolazione del sistema nervoso simpatico, in occasione di sforzo fisico-psichico o durante uno stato emotivo di paura e ira ('fight or flight "). Ferdinand Hoff (1896-1974) (Fig.3) svilupperà poi il concetto di "regolazione nervosa vegetativa ", come processo di difesa scatenato da cause molto diverse, tra cui l'emozione patologica. In questo ambito si collocano i ripetuti rilievi di glicosuria in studenti prima degli esami o in situazioni consimili. 

 

Fig.2 - Walter B. Cannon, che ha fornito una prima spiegazione fisiologica alla glicosuria emotiva. Fig.3 - Ferdinand Hoff ha individuato una fase simpaticotonica di "efficienza" e una fase parasimpaticotonica di "riposo" nella reazione di emergenza.
 

Nel 1939, G.E. Daniels afferma: "L'ansia, che non può scaricarsi attraverso il sistema nervoso volontario, può essere costretta, per regressione, a scaricarsi attraverso livelli autonomici più primitivi".  Si afferma, a questo punto, la medicina psicosomatica americana che tende a scoprire la "natura del rapporto tra emozioni e funzione somatica ".  L'ispirazione è psicodinamica e presuppone l'elaborazione intrapsichica profonda dell'evento emotivo, con simbolismo elettivo di sintomo somatico e di alterazione organica. Più precisamente, secondo Helen Flanders Dunbar (dal 1931 al 1946), il diabete potrebbe essere il risultato di una emozione inconscia conflittuale, con aumento delle tendenze istintive passive ("Relazione con la figura materna"... 'fissazione alla fase orale" ... ).

A quest'ordine di idee si ricollegò, fino agli anni Ottanta, il mito di una personalità diabetica, oggi tramontato.

Durante questi decenni, si sono comunque accumulate suggestive casistiche aneddotiche di diabete insorto acutamente dopo traumi psichici di eccezionale gravità e di particolare tipo ("affective loss", più che "abject fear"  come in guerra o deportazione, secondo l'olandese J.J. Groen: 1963).

Oggi si ammette che, effettivamente, eventi emotivi legati a perdita affettiva possano precipitare - al pari di altri fattori ambientali - l'inizio di un diabete insulino-dipendente (tipo 1) in soggetti con predisposizione immunitaria (modulazione psicologica del sistema immunitario) e genetica. 

E' parallelamente confermato, dopo il superamento di limitazioni metodologiche, che fattori psicologici, acuti o cronici, legati o apparentemente estranei al diabete, possono peggiorare il decorso clinico-metabolico del diabete stesso, sia insulino- dipendente che non (tipo 2), e non solo per anomalie comportamentali. Per quanto attiene al diabete di tipo 1, si è supposto che possa essere in gioco la variabile modalità di accettazione del diabete nella elaborazione dinamica del lutto (perdita della salute) secondo E. Kubler-Ross (1969), attraverso le fasi di negazione, rivolta, patteggiamento, depressione [Fig.4]. E' evidente, in questo contesto, il possibile ruolo di una relazione di aiuto psicoterapico. 

 

Fig.4 - Rappresentazione circolare della elaborazione del lutto nel modello di Ch. Danthe (1982). E' introdotta la "ritualizzazione" e la "accettazione passiva".

Attualmente, il collegamento fra eventi psico-emotivi e regolazione glicemica, all'inizio e nel decorso del diabete, è interpretato nell'ambito della "Sindrome Generale di Adattamento" (GAS), di Hans Selye (1904-1984) (Fig.5), fondatore dell'Istituto di Medicina Sperimentale a Montreal. Qui giunto da Praga, e allievo di J.B. Collip (co-scopritore dell'insulina), Selye dimostrò con classici esperimenti - dal 1935 al 1955 - che qualunque aggressione (traumi fisici o psichici, infezioni, emorragie, carichi ormonali come da insulina o adrenalina, ecc.) provoca nell'organismo (sano o malato) un insieme aspecifico di reazioni difensive che comprende, in successione, una fase di allarme, una fase di resistenza, una fase di esaurimento.

Nella GAS svolge parte dominante la corteccia surrenale glicoattiva (produttrice del cortisolo), attivata dall'ormone corticotropo pre-ipofisario ACTH, a sua volta stimolato dal rispettivo fattore di rilascio (RF) diencefalico. E' pure mobilitata dall'aggressione la secrezione di ormone somatotropo pre-ipofisario (GH, già STH), a sua volta stimolato dal corrispondente RF diencefalico. 

 

Fig.5 - Hans Selye, con la sua teoria dello stress, ha consentito una nuova interpretazione fisiologica delle interferenze tra psiche e diabete.
 

Si tratta degli ormoni detti controregolatori, il cui effetto produce resistenza all'azione dell'insulina e quindi iperglicemia. E' interessante seguire l'evoluzione delle relative conoscenze endocrinologiche attraverso gli schemi proposti da Selye, nel 1945 e nel 1952 (Fig.6).

Il primo lavoro di Selye, su "Nature" del 4 luglio 1936, con il titolo "Una sindrome prodotta da diversi agenti nocivi", non reca - per prudenza accademica - il termine "stress", che però Selye aveva da tempo in serbo per designare l'agente nocivo, l'aggressione.

Stress era termine molto usato nell'inglese della fisica per indicare la somma di tutte le forze che agiscono contro una resistenza e Selye lo lanciò allora nel dizionario medico-biologico, dal quale presto passò nel lessico popolare internazionale. Ebbe a dire Selye: "... Certo, stress, è una astrazione ... non misurabile ... ma anche la vita è una astrazione ". 

 

Fig.6 - Successive schematizzazioni della GAS, centrata sull'asse ipofiso-surrenale, nei disegni di Selye (1954).
 

Dal nostro angolo visuale, dunque, stress psichico per implicare la liberazione degli ormoni dello stress, scatenanti o aggravanti l'inizio o il decorso del diabete.

E che Hans Selye meriti menzione in una sia pur breve storia della diabetologia, può trasparire da una coincidenza affettiva. Selye ricorda come Sir Frederick Banting, spesso in visita a Montreal, mostrasse aperto interesse ai suoi programmi: "Si sistemava sull'orlo della scrivania, per ascoltare con interesse le mie fantasticherie sulla «sindrome dell'indisposizione». Nulla avrebbe potuto giovarmi di più! Egli mi aiutò anche ad assicurarmi il primo modesto finanziamento per questo genere di ricerca, ma questo non era il lato più importante. Più di qualsiasi altra cosa al mondo mi occorreva il suo appoggio morale, la sensazione rassicurante che lo scopritore dell'insulina mi prendeva sul serio"