STORIA DEL DIABETE - Diabete e Antico Egitto

Indice Storia

   

 

 

Si continua a sostenere che gli antichi Egizi conoscessero il diabete. Ciò non è propriamente esatto: tanto meno, che sia stato descritto dagli Egizi un diabete mellito, cioè dolce come il miele. 
L'unica fonte in proposito, sempre riportata, resta il papiro di Ebers (del 1500 avanti Cristo circa), il più ricco e integro dei dodici papiri medico-chirurgici oggi conservati. Fu pubblicato in prima edizione nel 1875 da Georg Moritz Ebers (1838-1898), docente di archeologia a Berlino e Lipsia, al quale era stato ceduto dall'americano Edwin Smith (residente a Luqsor e noto per il papiro omonimo sulle lesioni chirurgiche) nel 1872, durante un soggiorno a Tebe (
Fig.1). Tra parentesi, i meriti accademici di Ebers sono avvalorati dal suo talento divulgativo, che si concretò in una fortunata serie di romanzi storici. La lettura di "Una principessa egiziana", e di "Le sorelle" nelle floreali edizioni dell'epoca, è ancor oggi di tutto rispetto. 

Fig.1 - Ristampa anastatica della publicazione originale di Ebers. Alle tavole 48,49,50 (riptodotta in tutti i testi di diabetologia) si possono riscontrare sparsi e imprecisi accenni alle manifestazioni riferite poi dai Greci al diabete.

Il papiro di Ebers (lungo 20 m, alto 30 cm) è un libro con la compilazione di innumerevoli ricette, per la cura di molti sintomi di malattia, inquadrati per sede, diagnosi e prognosi ("Se troverai .... allora dirai... "). Alle prescrizioni mediche che, con giudizioso empirismo, impiegano tutte le risorse del regno vegetale, animale e minerale, si unisce il rituale mistico-magico-religioso che è implicito nella preparazione e nella somministrazione della medicina. 

Orbene, seguendo la difficile translitterazione di Hermann v. Grapow (1895- 1967) e Coll., si giunge a un gruppo di 15 ricette riunite sotto il titolo eccesso di urina (phwi ?, mwj-t ?) (Fig.2). Si tratta di infusi, pillole, cataplasmi, clisteri, talvolta con la nota del praticante: "eccellente". 
Gli ingredienti - in varia proporzione e senza addentrarci nella metrologia - sono quelli abituali della medicina egizia: gomma, resine, tritello di grano, frutti e radici di varie piante (alcune non identificate), coloquintide. miele, bacche di ginepro, chicchi d'uva, terebinto, ocra, orzo, semi di lino, ematite, verderame, birra dolce, olio, grasso animale, urina stessa, sale del basso Egitto. Più comunemente, da sciogliere in acqua, bollire, esporre una notte alla rugiada e bere per 1-4 giorni. 

Fig.2 - Translitterazione e traduzione tedesca di ricette a possibile impiego per il sintomo urinario specifico, nell'opera dedicata da Grapow alle "malattie degli organi interni".

   

Vi sono poi 3 ricette per eliminare la sete nel bambino, a prevalente componente religiosa (appello a Isi e Osiri: "La tua sete è nel mio pugno, la tua fame l'ho in mano "). 
Hassan Kamal include tuttavia il diabete nel suo dizionario di medicina egizia, accettando l'opinione di Ebbel a proposito di quanto da lui tradotto nel papiro Ebers: "
Se tu esamini un uomo per una malattia nella pancia, il cui corpo si raggrinza sempre più come per incantesimo, ma non la trovi questa malattia, allora devi dire: è un decadimento interno. Contro questo devi preparargli dei rimedi. La sete svanisce e il decadimento interno è espulso". 

Risalire da questi accenni alla malattia diabete, modernamente intesa, è impresa azzardata. Anche con il supporto della biblioteca del Museo Egizio di Torino, rivisitato per l'occasione. Tanto più infondata risulta una asserzione americana recente circa una descrizione vera e propria del diabete da parte del saggio medico, poi Dio-guaritore, Imhotep (circa 2980-2900 avanti Cristo), sulla discutibile scorta degli antichi libri riportati nel papiro Ebers. Non si hanno particolari sulla sua attività medica, ma fama di guarigioni miracolose si sviluppò dopo la sua morte e si accrebbe talmente nei secoli da produrre un culto di Imhotep, quale piena divinità medica, in periodo persiano e greco-romano. A questo punto, la leggenda di Imhotep fu assimilata a quella di Asclepio (Esculapio).  (Fig.3). Il papiro Ebers pare comunque che facesse parte di una biblioteca in un tempio di Imhotep.
"
il popolo egizio non poteva dimenticare", dice Adolf Erman (1 934). 

Fig.3 - Imhotep, quale Dio della medicina, con lo scettro in mano e il simbolo della vita nell'altra, nei templi di Karnak e Abu Medinet. (Da J.B.Harry, Oxford Press, 1926)